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Quel vitello è mio!

Nessuna discussione, è proprio mio!

San Antonio da Padova generalmente da il via al periodo dell’alpeggio, quel periodo che dura fino a San Matteo (21 Settembre) e che conclude la breve estate montana nella quale anche le amate vacche fanno le ferie all’aperto.

Succede che in montagna, vuoi per le difficoltà di chi ci vive e ci lavora, vuoi per le modeste dimensioni agricole, non si tengano molti animali nella stalla.

Ecco che allora un tempo si accomunavano le forze unendo le bestie di più stalle così da formare un bel gruppo che veniva portato in alpeggio da un unico responsabile-gestore.

Successe allora che il Sig. Paolo di Kanzüne (Cesuna), che aveva due manze e quattro vacche, per poterle portare in alpeggio, chiese all’amico Lino di Ghel (Gallio) di unirle al suo di gruppo che di vacche ne aveva molte di più.

Una, tra le vacche del Sig. Paolo era gravida e doveva partorire a giorni.

Stretta la mano a firma del contratto verbale, le vacche del Sig. Paolo partirono e andarono a formare un unico branco accudito per quel periodo dall’amico Lino.

Dopo pochi giorni si compì il parto e la vacca mise alla luce un grasso vitello.

Il Sig. Lino fece avvisare il Sig. Paolo dell’avvenuta natività, e questi felice salì dopo pochi giorni in malga per vedere il nuovo nato.

Dopo i consueti convenevoli e accertata la salute del vitello, il Sig. Lino disse a voce ferma che: “dato che il vitello era nato nella sua malga, per ordine naturale delle cose il vitello era di sua proprietà”.

Perplesso e incredulo da queste esternazioni, il Sig. Paolo obiettò che il vitello era nato si sotto il tetto dell’amico Lino, ma la partoriente, la vacca, era sua e quindi anche il vitello nato da quest’ultima.

Niente da fare, nessuno riuscì a far sentire ragioni a nessuno dei due, tanto che entrambi scesero frettolosamente a Bassano del Grappa per recarsi da un noto uomo di legge affinché potesse dirimere l’incresciosa faccenda.

L’avvocato era anziano, segaligno e con gli occhi vivaci. A far da aiuto egli aveva con se il figlio che doveva fare praticantato e assistere alle controversie.

Entrò per primo nello studio il Sig. Lino per esporre le sue motivazioni, e l’avvocato diede ragione a quest’ultimo, confortandolo che non c’era ombra di dubbio, dato che lui poteva dimostrare che il vitello in questione era nato nella sua di malga.

Poi entrò il Sig. Paolo, e anche alle sue considerazioni l’avvocato diede ragione, confortandolo che non c’era ombra di dubbio, dato che lui poteva dimostrare che la vacca gravida era la sua.

Il figlio in praticantato, non capendo di chi fosse la ragione e non comprendendo i ragionamenti e le deduzioni del padre-avvocato, una volta rimasti soli in studio, timidamente chiese al padre perché entrambi secondo lui avessero ragione, e di chi allora fosse il vitello.

Il padre avvocato, alzando gli occhi al cielo disse: “figlio mio, molta pratica devi fare ancora, quel vitello, alla fine, sarà il nostro compenso, e sarà tutto nostro!”

Racconto raccolto chiacchierando con Francesco Maino

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